Spedizioni Gratis per ordini superiori a 100€ (valido solo in Italia) *esclusi i salti di agility, obedience e igp
Carrello 0

Riepilogo carrello

Il tuo carrello è vuoto

Prodotti nel carrello: 0
Totale prodotti: € 0,00

Prosegui al carrello

Da IL RESTO DEL CARLINO: Leishmaniosi, scoperta nuova cura per gli animali

15/01/2020

Bologna, 26 settembre 2019 - Scoperto un farmaco efficace contro la Leishmaniosi, malattia molto diffusa tra i cani, che colpisce anche l’uomo. A mettere a punto la formula è stato un team internazionale di ricercatori da nove Paesi, coordinato da Maria Paola Costi del Dipartimento di Scienze della Vita di UniMoRe.

L’importante risultato scientifico era l’obiettivo del progetto “New Medicines for Trypanosomatidic infections”, finanziato dalla Commissione Europea con quasi 6 milioni di euro. L’equipe di Unimore ha individuato un farmaco (drug lead) NMT-A02 che si è dimostrato efficace contro la Leishmaniosi in tre animali (topo, criceto e cane). Nei giorni scorsi è stata terminata la fase preclinica per ciò che riguarda l’evidenza dell’efficacia.

“NMT-A02, testato in tutte le specie – spiega Maria Paola Costi di Unimore - ha dimostrato tossicità inferiore al farmaco attualmente usato, il Milteforan. In particolare, il trial sui cani ha dimostrato il superamento dei segni clinici dell’infezione. I cani sono in buone condizioni e con test diganostico negativo, perciò sono stati dati in adozione dopo l’approvazione degli enti preposti”.

Nel 2018 e nel 2019, alcuni cani sono stati sottoposti regolarmente ad esami ematologici e immunologici. Ora, due anni dopo il trattamento iniziale, i cani del trial sono in buone condizioni fisiche e non hanno più manifestato la malattia a differenza dei cani trattati con il Milteforan. 

In Europa vi sono 2.5 milioni (su 84 milioni) di cani infetti da Leishmaniosi.Il cane si infetta attraverso la puntura di un insetto (flebotomo o pappatacio) che è vettore del parassita. L’infezione è cronica poiché non esistono farmaci che riescano a risolvere completamente l’infezione. 

L’uomo, infettato dallo stesso insetto, invece può essere curato anche se I farmaci sono pochi e hanno effetti collaterali importanti e sviluppano resistenza. L’infezione, diffusa soprattutto nei paesi sub-tropicali, ora si sta diffondendo anche in Europa.

“Il cane – continua Costi - rappresenta una riserva della malattia e per debellare l’infezione umana occorre risolvere quella canina. Oggi, grazie alle nostre ricerche, siamo in grado di proporre un farmaco per la cura della Leishmaniosi canina in tempi relativamente brevi. Alternativamente, per uso umano, in tempi più lunghi. Considerando la difficoltà di ottenere farmaci per lo studio clinico di fase 1 nel corso di progetti, possiamo considerare questo risultato molto rilevante. Al momento lo sviluppo del farmaco richiede l’intervento di investitori e la collaborazione di SME o industrie farmaceutiche per lo studio regolatorio necessario per la registrazione”.

La scoperta di questo nuovo farmaco apre interessanti prospettive. “A breve termine – conclude la docente – con la possibilità di raggiungere il mercato, il farmaco potrà essere impiegato ad uso veterinario contro la Leishmaniosi canina. Più a lungo termine, si potrà pervenire allo sviluppo di un farmaco per la Leishmaniosi umana e questo studio richiederà tra I 5 e 7 anni”.



Ultime notizie dal blog

14/01/2020
ALBERTO SIMONETTI - IL CANE DA LAVORO LA SUA PERSONALITA' DA DOGSPORTAL.IT "Il cane da lavoro e la sua "personalità": lo studio svedese 11 Gennaio 2020 Dogsportal Redazione cani da lavoro, Kenth Svartberg, Pastore Belga Tervuren, pastore tedesco, personalità, Swedish Working Dog Association a cura di Alberto Simonetti La personalita’ del cane influisce sul suo successo nel lavoro? E i cani di famiglia? INTRODUZIONE In questo articolo analizzeremo il lavoro di un etologo svedese, Kenth Svartberg, il cui lavoro si è incentrato sulla personalità dei cani e come questa possa influire sensibilmente sulla loro capacità lavorativa. Come potete ben immaginare, le implicazioni pratiche per allevatori, conduttori e proprietari sono estremamente importanti. Che qualità caratteriali dovrebbe avere il cane da utilizzare in riproduzione, quale cucciolo si presta meglio ad una carriera nel lavoro o nello sport, quali caratteristiche contribuiscono ad un maggior benessere dell’animale? La personalità del cane trascende anche l’interesse del singolo proprietario, come i recenti e ricorrenti dibattiti sulle razze pericolose da controllare e/o bandire dimostrano fin troppo bene. DEFINIZIONE DI PERSONALITA’ La prima cosa che ci serve è una definizione operativa del concetto di personalità. Per personalità intenderemo le inclinazioni personali che determinano in modo regolare e durevole i comportamenti espressi in situazioni diverse (Eyeseck & Eyesench, 1984). La personalità di un uomo (o di un’animale che non può esprimere verbalmente i propri stati d’animo) può essere desunta dal suo comportamento. Quando ad esempio si descrive una persona come “calma, riflessiva” o “socievole” ci si riferisce alla sua propensione a comportarsi in un certo modo in situazioni e momenti diversi. Analogamente, il comportamento di un cane quando incontra persone sconosciute è di solito relativamente stabile nel tempo ed in contesti diversi. Uno dei tratti suggeriti più di frequente per gli animali è la paura, (definita anche timidezza, nervosismo, ansia) che si concretizza nell’allontanarsi, nella reazione di attacco o fuga, nell’immobilismo. Un altro tratto molto comune è l’aggressività, descritta in molte specie, dai roditori ai macachi, ai gatti, ai maiali. L’utilizzo di caratteristiche predefinite, come la tendenza alla paura o all’aggressività, è anche un metodo per misurare sia la personalità individuale che le differenze tra soggetti diversi. IL DMA (Dog Mentality Assessment) TEST CONDOTTO DALLA SWEDISH WORKING DOG ASSOCIATION Nel suo interesse per la personalità Kenth ha trovato un alleato formidabile nella Swedish Working Dog Association (una struttura facente parte del Swedish Kennel Club) che ha creato e sviluppato a partire dal 1981 un test da utilizzarsi nella selezione dei cani da lavoro. L’idea era quella di misurare nel modo più oggettivo possibile i comportamenti del cane e dei suoi discendenti in diverse situazioni per poter verificare quali caratteristiche si erano trasmesse geneticamente di generazione in generazione. Nel tempo è diventato una sorta di test generale di comportamento, aperto dal 1997 a tutte le razze, anche non da lavoro. I cani testati sono letteralmente migliaia, il database è amplissimo ed estremamante affidabile dal punto di vista scientifico. Si tratta di uno strumento unico e prezioso. IL METODO Il conduttore (di solito il proprietario) si presenta con il cane e segue un percorso prestabilito nel corso del quale saranno proposte 10 situazioni diverse. Il comportamento del cane viene valutato da un esperto coadiuvato da alcuni assistenti. Prima di ogni sub-test il test-leader spiega al conduttore cosa fare e come reagire. In ciascuna situazione il cane riceve un punteggio che va da 1 a 5 secondo un’apposita scala in cui 1 descrive la reazione minima e 5 quella di massima intensità. In tutto vengono registrate 33 variabili. *Senza tediarvi con la dettagliata descrizione dei singoli sub-test, li ho elencati in un’appendice alla fine con le relative variabili per quelli di voi che vogliono saperne di più. LO STUDIO DI SVARTBERG E FORKMAN DEL 2002 In uno primo studio pubblicato da Svartberg e Björn Forkman, un ricercatore danese, i dati del DMA test riguardanti 15329 cani di 164 razze diverse vengono analizzati allo scopo di verificare se le 33 variabili prodotte siano tra loro correlate e tali da suggerire l’esistenza di tratti generali della personalità, in modo analogo a quanto presente nell’uomo. L’analisi fattoriale delle 33 variabili evidenziò l’esistenza di 5 fattori generali interpretabili come altrettanti tratti della personalità: Giocosità (Playfulness); Curiosità/Assenza di Paura (Curiosity/Fearlessness); Tendenza all’Inseguimento (Chase Proness); Socievolezza (Sociability); Aggressività (Aggressiveness). Questi tratti inoltre, con l’eccezione dell’Aggressività, erano tra loro correlati e riassumibili in un unico tratto di livello superiore affine alla dimensione della timidezza-audacia (shyness-boldness). SHYNESS-BOLDNESS NELL’UOMO ED IN ALTRE SPECIE La dimensione della timidezza-audacia (shyness-boldness), quale tratto generale della personalità, è stata rilevata e studiata in molte specie tra cui l’uomo, i primati, i canidi e così via (David Wilson et al, 1994). Noi umani siamo abituati al fatto che alcune persone sembrano amare i rischi e le situazioni nuove, mentre altre sono più prudenti e portate ad evitarle. A livello di popolazione la distribuzione di questa dimensione si pone all’interno di un continuum tra i due estremi della timidezza da un lato e dell’audacia dall’altro. Il singolo esprimerà dunque una certa stabile propensione al rischio, alla curiosità, all’apertura verso l’esterno che lo collocheranno in una certa posizione all’interno dei due estremi. Tale propensione si manifesta relativamente presto, tanto che viene misurata anche nei bambini analizzando il loro comportamento nei confronti di oggetti e situazioni nuove. CONSISTENZA NEL TEMPO DEI TRATTI DELLA PERSONALITA’ Una delle caratteristiche fondamentali e necessarie in un tratto della personalità è la sua persistenza nel tempo. Il passo seguente per Svartberg fu dunque verificare se ripetizioni successive del test avrebbero prodotto valori simili. Una quarantina di cani di proprietà tra i 12 ed i 24 mesi di età furono sottoposti al test per tre volte di seguito con circa un mese di intervallo tra loro. La posizione relativa dei cani rispetto agli altri fu assai stabile: se un cane cioè era risultato tra i primi in termini di socievolezza per esempio, era ancora tra i primi nei test successivi. Anche i valori assoluti dei singoli tratti della personalità e del tratto di livello superiore Audacia non variarono significativamente da un test all’altro, nonostante il fatto che la ripetuta esposizione alle stesse situazioni elimina la loro novità e potrebbe portare con sé un effetto di abituazione alle stesse. La posizione relativa dei cani è più utile in questo senso. Comunque sia, gli unici tratti che variarono in termini assoluti furono l’aggressività che diminuì e la curiosità/assenza di paura che aumentò. RELAZIONE PERSONALITA’ – PERFORMANCE Siamo finalmente arrivati alle domande più interessanti. Svartberg si chiese se la particolare personalità di una cane fosse collegata alla sua performance, con particolare riferimento ai cani da lavoro utilizzati nell’utilità e difesa. Vennero studiate due razze: il pastore tedesco ed il pastore belga Tervuren. La ragione di questa scelta va ricercata nel fatto che sono entrambe ben rappresentate in Svezia nelle prove di lavoro e sono anche due razze aventi personalità diverse, soprattutto per quanto riguarda la dimensione dell’audacia. Pastore Belga Tervuren Le situazioni che i cani devono padroneggiare in queste gare condotte in Svezia sono la controparte civile di ciò che ci si aspetta dai cani utilizzati dall’esercito e dalla polizia. Sono gare simili all’IPO, ma con alcune differenze. La gara si compone di molteplici prove organizzate su quattro livelli di difficoltà crescente. Abbiamo una prova di obbedienza generale, la consegna di un messaggio ad un’altra persona, la capacità di seguire la traccia olfattiva lasciata sul terreno da un uomo, la ricerca di persone ed oggetti, la protezione del conduttore dagli “attacchi” di un figurante. Pastore tedesco da lavoro Nel corso dello studio si vide anzitutto come l’esperienza pregressa del proprietario fosse positivamente e significativamente correlata sia con la confidenza del cane sia con la sua performance. Proprietari esperti e preparati avevano cioè cani mediamente più audaci e con livelli di performance nelle prove di lavoro superiori agli altri. Per potersi concentrare solo sulla personalità dei cani ed escludere per quanto possibile effetti esterni, tutti i cani con proprietari navigati (che avevano già avuto almeno un cane nella categoria media) vennero esclusi. Parimenti, vennero ignorati tutti i cani appartenenti all’esercito, le forze dell’ordine ecc. I cani analizzati furono pertanto solo cani di famiglia con proprietari alla prima esperienza nelle prove di lavoro. In concreto furono inclusi 1994 cani (1641 pastori tedeschi; 353 pastori belga Tervuren). Il primo dato importante fu che la socievolezza verso gli estranei, la vivacità, la giocosità, la motivazione all’inseguimento ed all’esplorazione e l’assenza di paura sono correlate positivamente con il successo nelle prove sportive. Come abbiamo visto questi tratti possono essere riassunti in un tratto di livello superiore: l’audacia del cane. Anche questo ha rivelato una correlazione positiva con il livello raggiunto dal cane. Un ulteriore aspetto interessante è l’ininfluenza del tratto aggressività in cani che venivano testati in prove comprendenti anche la protezione del conduttore. Scendendo più in dettaglio, i Pastori tedeschi dimostrarono un livello di audacia superiore in media a quello dei pastori belga Tervuren. I maschi di entrambe le razze furono in media superiori alle femmine della stessa razza. I cani di livello più elevato si dimostrarono più audaci di quelli di livello medio, che loro volta si dimostrarono più confidenti di quelli di livello basso. I cani di livello medio ed elevato presentavano un’audacia superiore alla media della razza di appartenenza. Invece, tra i cani di livello medio od elevato non vi furono differenze significative in termini di audacia, né distinzioni di razza o di sesso. Questo suggerisce l’esistenza di un effetto soglia: per poter raggiungere buoni livelli di performance è necessaria una certa audacia, una certa sicurezza, e certi valori dei tratti ad essa sottostanti. Ciò è più facile in media per i pastori tedeschi rispetto ai pastori belga Tervuren, e per i maschi rispetto alle femmine. Detto in altri termini ancora, una femmina di pastore belga Tervuren deve avere una audacia eccezionale, relativamente alla sua razza, per poter raggiungere i livelli più alti nello sport. Se li raggiunge, la sua audacia sarà con ogni probabilità pari a quella dei maschi ed a quella dei pastori tedeschi. Razze caratterizzate da un livello medio di audacia più basso rispetto ad altre avranno quindi una proporzione minore di cani che raggiungono i livelli più elevati. Nel caso dei pastori tedeschi fu evidenziata una relazione inversa tra livelli di audacia e precocità nelle prove di lavoro: i cani più sicuri raggiungevano i livelli più elevati ad un’età inferiore. Questo non riguardò invece i pastori belga Tervuren. Non fu inoltre evidenziata alcuna relazione tra il livello di confidenza ed il numero di prove necessario a raggiungere i livelli medio ed elevato. Inoltre non si vide alcuna correlazione tra il livello di audacia e le particolari e diverse prove di lavoro sostenute dal cane (obedience, tracking, searching, protezione, ecc.), il che suggerisce che questa dimensione della personalità non sia correlata al tipo di lavoro svolto dall’animale ma bensì alla sua addestrabilità in senso generale. Val la pena soffermarsi nuovamente sull’impatto dell’esperienza del proprietario sia sul livello di audacia del cane, sia sui risultati da esso raggiunti. La si potrebbe spiegare supponendo che un proprietario più esperto dedichi più cura alla scelta del cucciolo. Potrebbe acquisirlo da allevatori che in genere producono cani da lavoro di qualità superiore, oppure potrebbe essere più abile nella scelta del singolo più vivace, socievole, giocoso, interattivo e confidente all’interno della cucciolata. Potrebbe anche venire aiutato in questo dall’allevatore che, sapendo che il cane verrà utilizzato per competizioni sportive, potrebbe a sua volta adoperarsi per la scelta del cucciolo migliore, evitando quelli più timidi, meno interessati al gioco ed insicuri. Un’altra spiegazione, affatto diversa, potrebbe invece riguardare l’abilità del proprietario navigato a crescere, motivare, ed addestrare il cucciolo. In verità, le spiegazioni qui presentate non si escludono a vicenda. Una cosa sembra chiara: la scelta di un cane da lavoro dovrebbe cadere su soggetti attivi, socievoli, confidenti, portati al gioco e con buon predatorio. Se l’analisi di Svartberg ha riguardato cani utilizzati per l’utilità e difesa, la dimensione dell’audacia, della confidenza, quale caratteristica caratteriale naturale e sviluppata con l’esperienza, sembra potersi applicare ad ambiti ben più ampi. Per quanto riguarda la selezione dei soggetti da riproduzione, la scelta è meno chiara, poiché l’ereditarietà del tratto timidezza-audacia è molto più incerta. In uno dei prossimi articoli mi riprometto di esporre il lavoro sull’ereditarietà dei tratti comportamentali svolto da Erik Wilsson e Per-Erik Sundgren. A costo di sembrare un disco rotto, vi premetto che si tratta di pastori tedeschi da lavoro utilizzati principalmente dall’esercito e dalle forze dell’ordine 😉 I CANI DI FAMIGLIA? Quanto fin ora esposto rispetto ai cani da lavoro è sicuramente importante ma la maggior parte dei cani nel mondo occidentale oggi non sono più cani da lavoro, sono cani che vivono in famiglia. Svartberg provò quindi ad applicare i metodi già esposti ai cani tipici dei giorni nostri. Le differenze comportamentali tra le varie razze vengono spesso spiegate ricorrendo alle differenze storiche nella loro selezione funzionale. I terrier, per esempio, originariamente selezionati per combattere e cacciare i topi, sono generalmente meno timorosi e più aggressivi di altre razze selezionate per scopi diversi, come ad esempio i cani da pastore (Mahut 1958; Roll & Unshelm 1997). Le differenze quindi potrebbero essere il portato di quanto fatto in passato durante la creazione delle varie razze, un fenomeno che spesso viene definito “memoria di razza”./ D’altro canto i cani oggi vivono in un mondo diverso, sono animali d’affezione, ed i criteri di selezione sono per lo più morfologici. Con altri canidi si è dimostrato come cambiamenti importanti possano essere ottenuti in un tempo molto breve se la selezione è intensa e coerente (Belyaev 1979). Le differenze comportamentali che vediamo oggi nelle varie razze potrebbero quindi dipendere dalla selezione recente e non dalla selezione funzionale originaria. In questo studio di Svartberg pubblicato nel 2006 i dati del DMA test riguardanti 13097 cani di 31 razze diverse e molto comuni in Svezia sono stati analizzati con particolare riferimento a quattro tratti della personalità: giocosità; curiosità/assenza di paura; socievolezza; aggressività. Come avrete notato ci sono delle importanti differenze nei tratti della personalità usati qui rispetto a quelli precedentemente applicati ai cani da lavoro. Il tratto interesse all’inseguimento non viene più nemmeno usato, in quanto poco rilevante per i normali cani da famiglia. L’aggressività, che si era rivelata poco importante per la performance dei cani da lavoro, torna ad essere significativa nello studio del comportamento dei cani di famiglia. Anche il super-tratto timidezza-audacia risulta quasi irrilevante per cani ormai privi di funzioni lavorative specifiche e non viene utilizzato. Come negli studi passati, i cani con proprietari esperti nelle prove di lavoro o provenienti dalle forze armate, la polizia, ecc. furono esclusi per eliminare l’effetto dell’esperienza del proprietario sulla personalità e sulla performance del cane e limitare l’analisi per quanto possibile ai soli cani di famiglia. Questa differenza di metodo e di analisi è nello stesso tempo una premessa metodologica ed un risultato a sé stante. I cani da lavoro, ed in particolare i cani da lavoro precedentement studiati da Svartberg, selezionati per prove di utilità e difesa, presentano caratteristiche diverse dai normali cani da famiglia. Questo è dimostrato dal fatto che la loro personalità viene analizzata, descritta e valutata utilizzando tratti della personalità diversi da quelli che vengono applicati alla popolazione dei cani di famiglia. L’esempio più interessante e apparentemente sorprendente in questo senso potrebbe essere l’aggressività. Abbiamo visto come l’aggressività non fosse importante nella determinazione della performance di un cane da lavoro. Torna ad essere rilevante nella valutazione di un cane da famiglia. In fondo è un risultato che non stupirà quelli più esperti nel mondo del lavoro. Questi infatti sanno benissimo come un cane equilibrato esprima anche nella “lotta” con il figurante tratti della personalità, qualità naturali se preferite, ben diverse da quelle della semplice aggressività. Lo stesso regolamento IPO, nel descrivere il giudizio TSB della fase C, una sorta di valutazione sintetica delle qualità espresse dal cane nel solo lavoro di protezione, parla di attitudine al lavoro, determinazione, sicurezza di sé, vigilanza e resistenza alla pressione. Un cane aggressivo non è un buon cane da lavoro. Tornado all’analisi dei cani da famiglia, lo studio ha evidenziato una differenza significativa in termini di personalità tra le varie razze ed anche una altrettanto notevole variabilità individuale all’interno delle razze stesse. Per verificare se i tratti della personalità fossero correlati con la selezione operata storicamente nella creazione delle varie razze, i cani sono stati raggruppati in 4 gruppi funzionali: Cani da pastore, Cani da lavoro, Terrier, Cani da riporto. L’analisi dei dati non ha evidenziato tuttavia differenze significative tra i vari gruppi, il che suggerisce che la selezione funzionale originaria abbia un peso assai limitato sul comportamento attuale delle varie razze. Nella determinazione del comportamento dei cani da compagnia odierni è la selezione recente che sembra avere avuto un peso determinante. In altri termini, le memorie di razza, di cui tutti parliamo così spesso, non sembrano pesare molto nel caso dei cani di famiglia. Un’analisi dei concreti meriti di lavoro dei cani studiati, ancorchè con proprietari inesperti e dopo aver eliminato per quanto possibile tutti i cani da lavoro professionali (forze dell’ordine, esercito, ecc.), ha rivelato che pochissimi cani di famiglia hanno partecipato a prove di lavoro compatibili con la loro funzione originaria. L’utilizzo più comune dei cani oggi sembra essere semmai la partecipazione alle gare di bellezza, le esposizioni. La selezione per le esposizioni è correlata ad una diminuzione della curiosità, dell’interesse al gioco e dell’aggressività, mentre vi è un parallelo incremento della paura sociale e non-sociale. In una gara di bellezza, il cane viene fatto camminare o correre in cerchio con altri cani. Un giudice inoltre conduce un esame fisico mentre il cane rimane passivo in piedi. Questo utilizzo può favorire cani che dimostrino poca aggressività e curiosità sociale, ed un’alta docilità e passività. L’utilizzo nelle prove di lavoro dei cani qui analizzati, per quanto estremamente limitato, è invece correlato ad un aumento dell’interesse al gioco e dell’aggressività. L’interesse al gioco è facilmente comprensibile alla luce degli studi di cui abbiamo parlato sopra e considerando che è il premio abitualmente utilizzato in addestramento. L’incremento dell’aggressivià qui rilevato risulta invece poco chiaro sulla base degli studi precedenti condotti esclusivamente su cani da lavoro che come abbiamo visto avevano suggerito l’assenza di qualunque relazione tra aggressività e successo nelle prove. La popolarità di una data razza, misurata dal numero di cani registrati ogni anno, è risultata positivamente correlata con la socievolezza e la giocosità, il che evidenzia un potenziale conflitto tra l’uso dei cani per le esposizioni, che porta ad una diminuzione delle stesse, e la loro funzione come cani da famiglia. In conclusione Ciò che sembra chiaro è che la selezione funzionale originaria non ha un gran peso nel determinare la personalità odierna delle razze. La selezione dominante oggi sembra esser rappresentata dall’uso nelle esposizioni e questo sembra aver portato ad un cambiamento della personalità dei cani da compagnia" Fonti

Leggi tutto