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Addestriamo cani, anche in mutandese se necessario di Finaldi Salvatore

23/08/2020

Ricordo, con sincera allegria, un episodio vissuto da protagonista in uno dei vari campi di addestramento napoletani.
Lavoravo la condotta sportiva con un cliente, il cucciolo giá aveva una ventina di passi di condotta senza stimolo e adescamento, e nel complesso sembrava rispondere decisamente bene al lavoro. Quel giorno inesorabilmente sbagliava, era impreciso, saltellava in condotta, ma all’impressione generale sembrava realmente come se non avesse mai fatto quell’esercizio. Era assurdo! La stessa “rimessa al piede” era totalmente scorretta, culo sparato verso l’esterno, troppo avanti, un vero disastro che, per forza di cose, influenzava anche la condotta.
Il cliente era molto deluso dal tutto, io un po’ meno perchè, conoscendo le dinamiche di apprendimento, ero certo che qualcosa ci stava sfuggendo e che quindi bastava trovare quel “qualcosa” per ripristinare, senza tanti danni, la situazione quo ante... Ma non la trovavo! 
Poi l’illuminazione: “Togliti i pantaloni”, a distanza urlai al proprietario queste parole. Ovviamente la risposta fu laconica ma prevedibile: “Cosa?”.
Ma per sua sfortuna aveva capito benissimo, volevo che lavorasse senza calzoni. Onestamente, ci misi poco a convincerlo e così dopo un attimo mi trovavo in campo, con il cliente in mutande, i passanti un po’ disturbati dalla visione e il cane, con una prima espressione del tipo “ma che è sto schifo?!”,  si rimise al piede (correttamente). Un po’ come se fosse stato resettato, si mise in opera per una condotta che, questa volta, diveniva egregia.
Era quel maledetto pantalone, che calzava in maniera strana! Precisamente il rigonfiamento che aveva dal ginocchio in giù dava una visione distorta agli occhi del cane. Difficile spiegarlo con le parole, ma quel pantalone dava al cane l’impressione che il conduttore avesse il suo asse tutto spostato verso destra, anche quando era perfettamente dritto con i piedi. Questo creava una quantitá di problemi, in fatto di riferimento, al cane che, essendo tra l’altro molto giovane, aveva ovviamente anche poca esperienza.
L’episodio, oltre a confermarmi che i cani fanno dei collegamenti mentali paurosi, mi diede modo di apprezzare come anche l’abbigliamento gioca la sua parte. Questo è un episodio molto simpatico da raccontare e ricordare, ma ce ne sono veramente altri 1000 che potrei far riaffiorare. A uno stage, per esempio, ricordo un border collie rispondere con insolita lentezza al richiamo e, solo successivamente, il relatore comprese che il problema risiedeva nel fatto che il conduttore era molto infreddolito, tendeva a avere una postura molto chiusa delle spalle e un’espressione facciale molto simile a un ghigno di chi è arrabbiato. Questo confondeva il cane, soggetto che evidentemente non era fortissimo e che in quel caso dimostrava avere già di suo un po’ di eccessivo timore del proprietario, ma in ogni modo l’abbigliamento non adatto a quella temperatura creava dei problemi, se pur indirettamente, al cane.
Ancora, quanti di voi addestratori hanno visto il cliente premiare in maniera errata il cane? E quante volte ció è accaduto perchè il cliente si “incarta” nel prendere il gioco o il cibo da una tasca del jeans troppo stretta, o perché nel tanto il premio è caduto dalla tasca posteriore senza che nemmeno ce ne siamo accorti? Per non parlare dei click del “clicker” che partono involontariamente a ogni movimento del proprietario, che magari lo custodisce nell’unica tasca comoda del suo vestiario insieme al gioco, cibo, elastico per capelli, chiavi delle auto, chiavi di casa, guinzaglio collare e tutto il resto stile borsone di Marry Poppins!
Un buon addestratore deve curare l’abbigliamento. Deve avere indumenti tecnici che gli permettano di muoversi con scioltezza e che dispongano di tasconi comodi. Gli indumenti non devono costringerci a posture innaturali e, più nel complesso, devono agevolare i nostri movimenti senza che facciano da ostacolo.
Ovvio che, quando abbiamo una grande esperienza e anche il nostro cane conosce perfettamente il suo lavoro, possiamo sia nell’addestramento sia nell’abbigliamento avere meno attenzioni e essere meno “ansiosi”, ma fin quando non arriviamo a questo livello bisogna curare i particolari, anche nell’abbigliamento. L’abito non farà di certo l’addestratore, ma può agevolare a diventarlo.